Storie di cannibalismo: l’intervista sconcertante ad un vero cannibale giapponese!

Ebbene sì, esistono realmente storie di cannibalismo...oggi ne trattiamo una (e speriamo sia l'ultima!) Issei Sagawa, è il nome del cannibale giapponese nato a Kobe il 26 aprile 1949. Di famiglia benestante, Issei era un bambino introverso, freddo e timido. Ebbe un’infanzia come tutti gli altri bambini anche se durante il punto cruciale per la sua crescita era solito fare un gioco con parenti e genitori: loro venivano cotti in un pentolone e lui se li mangiava (per finta, per il momento)... A differenza del fratello però, Issei crebbe con questo gioco sempre in mente e con questa idea di cannibalismo che col tempo, aiutata dal suo carattere chiuso e cupo, diventò sempre più una cosa seria. Questo giovane ragazzo giapponese, raggiunti i 20 anni di età e il metro e cinquanta di altezza, aveva oramai raggiunto un punto fermo anche sulla sua crescita mentale: fare l’amore, equivaleva per lui a mangiare, mangiare una donna andava oltre far l’amore con lei, era un qualcosa di importantissimo. Parole sue nelle numerose interviste “quando vedo una bella ragazza, mi viene voglia di mangiarla”. Sembra strano o ridicolo leggere questa storia ma è un fatto realmente accaduto. Un giorno Issei notò una giovane ragazza tedesca trasferitasi da poco nel suo quartiere e decise una notte di intrufolarsi a casa sua. Le giovani europee erano le ragazze preferite dal giovane cannibale Sagawa. Quella notte però, non riusci a far ciò che aveva programmato, perché dopo essere entrato dalla finestra, Issai toccò inavvertitamente il ginocchio alla ragazza mentre questa dormiva. Essendo più alta e più forte di lui,la giovane ebbe la meglio ed il ragazzo venne trattenuto e arrestato. Avendo il padre di nobile lavoro, se la cavò e non dovette scontar nulla! Finiti gli studi a Osaka, si trasferì a Parigi, dove iniziò a studiare letteratura inglese e conobbe (tra i suoi compagni di studi) Renèe Hartevelt. Renèe, ragazza parigina, accettò di uscire una sera con Issai. “Era troppo bella” racconta. Quella sera Sagawa decise cosa avrebbe fatto nei giorni seguenti. Indovinate un po'?Mangiarsela. Il piano era semplice. Sagawa scrisse una lettera a Renèe in cui chiedeva di aiutarlo con le lingue. Issai scrisse proprio al fondo della lettera in un post scrittum “questa è l’ultima volta davvero”. L’aiuto consisteva in una traduzione per Issai che avrebbe avuto un esame a breve; una volta convinta, la ragazza si recò a casa sua. Mentre la studentessa traduceva uno scritto (caso vuole?) sul cannibalismo (scelto accuratamente dal suo “spasimante”) le venne puntato un fucile alla testa dal ragazzo, che con un colpo solo le tolse definitivamente vita e speranze. Issei se ne cibò un po’ per poi passare ad un atto di necrofilia e concludere con il fare “provviste di cibo” dal suo corpo per poi metterne alcuni pezzi in frigo. Rimase a casa con la ragazza, o con quel che ne restava  per ben due giorni. Una sera il ragazzo chiamò un taxi e si fece accompagnare ad un parco non molto distante dal suo appartamento portando con se due valigie nelle quali erano stipati i pezzi rimanenti di Renèe di cui sbarazzarsi. Non fu proprio un genio Sagawa, tant’è che si addormento nel parco con le due valigie vicino. Un signore, poche ore più tardi aprì una delle due valigie, insospettito dal sangue che ne usciva, per poi lanciare subito dopo un urlo di terrore che svegliò Sagawa. Terrorizzato ed allarmato, il giovane giapponese corse via all'istante. Con l’aiuto del signore anziano, del taxista e delle prove rinvenute in casa sua, la polizia non ebbe più dubbi e arrestò Issei Sagawa. La polizia rimase sconcertata dal suo comportamento: Issei confessò subito, quasi fiero di ciò che aveva fatto e pressoché pronto a rifarlo. Il padre, tornato a difendere il figlio ancora una volta, chiamò per lui il migliore avvocato di Parigi, il quale, usando l’infermità mentale come ragione scagionante, riuscì a far evitare la condanna a colui che stava ormai diventando un uomo. Issai fu liberato a due condizioni: primo, che andasse a farsi curare in un centro per l'infermità mentale e secondo, che non mettesse mai più piede in Francia. Tornato a Tokio Issei non andò in un centro di recupero per malati mentali. Non scontò nulla per ciò che aveva fatto. Anzi. Come si guadagnò da vivere Issei? Scrisse inizialmente un libro, IN THE FOG (nella nebbia), nel quale raccontava passo per passo le sue storie di cannibalismo che raccontavano tutto nei minimi dettagli. Questo libro divenne in quel periodo il più venduto e ne seguirono molti altri. Sagawa diventò una star: oltre ai libri scritti da lui, articoli su riviste, egli partecipò a qualsiasi programma televisivo giapponese esistente. Parlando con uno psichiatra, si venne a sapere che Issei per tenere a freno i suoi impulsi era solito masturbarsi. Raccontava “dopo ritorno tranquillo”. Negli ultimi anni, sono diventate le ragazze orientali le sue preferite e, le sue parole, recentemente pronunciate per un intervista sono state le seguenti: “fin’ora ho tenuto a freno i miei impulsi con la masturbazione ma adesso, che sono diventato vecchio e sessualmente impotente, faccio fatica a frenarmi”. Questa è la storia di Issei Sagawa, un vero cannibale giapponese tutt’oggi ancora in vita e residente in una casa popolare in periferia di Tokio. Ve la sconsiglio come meta turistica. NB: alcune delle prossime immagini potrebbero essere molto forti e non adatte ad un pubblico di età inferiore ai 14 anni.
storie di cannibalismo

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